Dall’Idea all’Exit, le parole chiave dell’ecosistema Startup

Articolo pubblicato su “Banca&Impresa” Speciale Startup – giugno 2013

Copertina Banca&Impresa giugno 2013

 

 

How to be Silicon Valley” è il memorabile articolo del 2006 di Paul Graham che descrive l’ecosistema delle aziende digitali californiane, patria delle maggiori Startup mondiali. Un luogo creativo che è cresciuto, non si è costruito, perché le Startup sono persone, non palazzi. Punto focale dell’ecosistema sono due tipi di persone che devono essere necessariamente presenti perché qualcosa accada: i Nerd e gli Investitori.

I Nerd, o con sfumature diverse Geek, Hacker o Maker, costituiscono il Team della Startup: gli Startupper. Persone che, con passione, coraggio e tenacia portano avanti la loro Idea da realizzare. Per proporre l’Idea d’impresa occorre un discorso, attentamente argomentato, spesso presentato con il supporto di slide: il Pitch, nel quale si descrivono il Mockup dell’Idea oppure un suo Prototipo, il Business model, indicando come si ha intenzione di ricavare utili, i tempi e le risorse necessarie per completare l’Execution del progetto. In molti casi gli startupper sono aiutati dai Mentor, persone che con competenza ed esperienza contribuiscono allo sviluppo dell’idea.

Dall’altro lato del tavolo ci sono gli Investitori. Generalmente i primi ad investire su una nuova idea sono i Business Angel, che sostengono la Startup con il Seed, una partecipazione finanziaria iniziale, condividendo il know-how, i contatti e partecipando al Consiglio di Amministrazione. Il secondo livello di investimenti può arrivare dai Venture Capitalist, investitori professionisti o società d’investimenti che partecipano finanziariamente in modo cospicuo all’azienda, chiedendo come contropartita un aumento annuale del valore dell’azienda. Il processo di conclude con le strategie di Exit, la vendita della start-up nel momento in cui si raggiunge il plus valore del capitale. Tra le alternative: la vendita ad un’altra impresa (Trade sale), il riacquisto da parte del fondatore (Buy Back), la quotazione in borsa (Going Public).
Ovviamente l’ecosistema è molto più complesso. Victor W. Hwang e Greg Horowitt nel loro libro “The Rainforest: The Secret to Building the Next Silicon Valley” identificano nelle «barriere sociali» (lingua, cultura, gruppi sociali, mancanza di fiducia) il freno al potenziale innovativo, che impedisce gli scambi (più proficui) tra individui profondamente diversi dal punto di vista socio-culturale. L’efficacia del modello Rainforest è invece dovuta all’esistenza di soggetti capaci di connettere operatori economici distanti tra loro e di creare un network inclusivo. Ruolo svolto dai Keystone che, grazie al carisma ed all’autorevolezza, abbassano i costi di transazione ed attenuano i contrasti sociali.

Lo stesso Horowitt, lo scorso anno, ha provato a definire il Rainforest Canvas italiano, un ecosistema molto vasto ed articolato costituito da gruppi online (Italian Startup Scene, Indigeni Digitali, …), eventi dal vivo (Codemotion, Startup Weekend, TedX, European Maker Faire, Spaghetti Open Data, …), spazi reali come Coworking, Fablab, e social incubators (The Hub, Talent Garden, …), Business Plan competition (StartCup, Premio nazionale dell’Innovazione, Innovaction Lab, Mind The Bridge, ItaliaCamp, …), Incubatori ed Acceleratori (Area Science Park, Consorzio Arca, Technopolis, Working Capital, Barcamper, H-Farm, Enlabs, Nana Bianca, …) e piattaforme di Crowdfunding (Siamosoci, Eppela, …).

Anche in Italia quindi si compone il modello. Per chi ha voglia di imparare tanto e subito, per chi crede che per avere successo bisogna rischiare, per chi vuole creare una cultura di lavoro diversa, per chi ha la passione per l’idea, per chi vuole essere autore del proprio destino.

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